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News

Report Mugello 2009 parte I

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Un “pass” per un apPASSionato!

 Il Gp del Mugello vissuto dall’interno.

Nella migliore tradizione del “mai dire mai” o del “ah, io non ci vado più cascasse il mondo”, non ho potuto mancare l’appuntamento con il Gp del Mugello, nonostante per un anno intero abbia continuato a spergiurare che un altra avventura all’autodromo toscano non l’avrei mai più vissuta. Ebbene, la ragione del misero crollo nella mia determinazione è stata un famigerato PASS. Come si fa a dire di no a questa simpatica cartolina plastificata da appendere al collo? E così è stato. Eventi e cronologia.

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Arrivo su all’autodromo la domenica mattina alle 8.30 circa, varcando con la mia fedele Punto grigio topo l’ingresso del tempio del motociclismo italico, come fossi un super VIP da riviste patinate. Parcheggio la macchina proprio a ridosso del paddock e come un indemoniato mi precipito all’interno dell’area “cattiva”, dove il motociclismo sportivo si respira davvero. L’aria è pervasa di quel profumo dolciastro di benzina arricchita e di oli combusti, con l’orecchio che segue il ritmico sgassare delle moto nei box, la vigorosa musica che mi accompagnerà per tutta la giornata e che ho conservato come un eco negli orecchi per i giorni seguenti.

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Stordito come una mucca che si trova di fronte ad un elicottero, girovago a bocca aperta tra gli incredibili motorhome delle numerose squadre presenti, magnifici ed immensi, rendendomi ancora poco conto del dove mi sto trovando. Con la coda dell’occhio avvisto un ragazzo claudicante avvicinarsi a me, lo osservo e tra me e me penso: “guarda sti ragazzotti motociclsti teppisti che vengono qui, fanno baldoria il venerdì ed il sabato e si spatasciano in moto cercando la penna d’effetto... Pensano che indossando la tuta di un pilota vero ci si trasformi in funamboli... Oltretutto questo ha scelto la tuta Ufficiale Repsol Honda, nemmeno fosse Dani....” C@zzo!!! Ma è Pedrosa!!! E per la prima volta nella vita mi trovo a meno di un metro di distanza da un vero pilota. Cerco febbrilmente di estrarre la macchina fotografica, ma non riesco ad accenderla in tempo. Pazienza. La terrò sempre accesa ed a portata di mano (ho bruciato sei batterie, tanto per la cronaca).

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Allora mi sveglio dal torpore ed inizio ad aguzzare la vista. Inizio a riconoscere chi mi trovo davanti, abbandonando mentalmente la piatta immagine televisiva che non corrisponde perfettamente alla realtà. Ecco Toseland appena uscito dal box Yamaha che scambia qualche battuta con i tecnici e si fa fotografare con qualche fighetta. Subito dopo, poco distante, De Angelis che prende lo scooterino per avviarsi verso l’hospitality di Gresini. Troppo figo! Inizio a realizzare dove mi trovo veramente e l’arrapamento sale a livelli siderali.
Al contempo mi vedo anche circondato da fighette e ragazzotti deliranti che chiedono autografi e fotografie agli eroi del motociclismo, molti solo per impolpare una collezione di tali cimeli un po’ dozzinali. Io sono un motociclista, c@zzo! Voglio trattare i grandissimi come meritano, cioè come altri motociclisti. Ai miei compagni d’avventura domenicali nel motodromo io do la mano. La mia missione sarà stringere la mano anche a loro! E così farò.

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Il primo pilota a cui ho la fortuna di stringere la mano è Colin Edwards che esce dal box con una fantastica canottiera rosina dei Rolling Stone. “Posso complimentarmi con te?” è la mia domanda tendendogli la mano. “Oh grazie” (un po’ inglesizzato) è la sua risposta. Maremma majala, ho stretto la mano ad uno che si chiama Colin Edwards! E’ bellissimo... Godo come poche volte nella vita... Mi sento elettrizzato e nutro la utopica speranza che un po’ di fluido magico sia travasato nel mio scarso manico motociclistico.
Non posso più fermarmi. Appare dal box Andrea Dovizioso, si fa qualche foto con le solite ragazzotte, firma qualche autografo ai presenti, sale sullo scooterino e parte... O almeno cerca di farlo, visto che mi paro davanti a lui e gli faccio: “Posso complimentarmi con te? Sei un grande!” a mano tesa. Invece di mandarmi a vangare, si sporge, mi stringe la mano e mi dice “Ti ringrazio. Molto gentile”. Sono al settimo cielo, forse anche l’ottavo. E’ troppo bello per essere vero.

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In successione stringo la mano a Toseland tornato in zona box, a De Angelis, a Vermeulen, poi mi avvicino al motorhome Hayate dove becco “Macho” Melandri e stringo vigorosamente la mano anche a lui, logicamente ricambiato. Mi sembra in palla, tranquillo e ne approfitto per farmi scattare da un passante una foto con lui abbracciato. Mi complimento per l’annata del riscatto e lui mi ringrazia con l’occhiolino. Grande! Ormai sono preda ad un delirio. Ma sta per iniziare la 125, così mi dirigo in sala stampa per vedermela in diretta televisiva. La sala stampa del Mugello è veramente spaziale ed è colma di giornalisti (veri) di tutto il mondo. Leggo qualche comunicato stampa ufficiale, sbircio in qualche scritto dei presenti ed intanto ammiro lo spettacolo della pista vista dalla finestra. Purtroppo gli italiani in gara non combinano niente di buono, così mi disinteresso un po’ della competizione e mi concentro su quello che mi circonda. Sto vivendo un sogno.

(continua...)

 


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