Una volta i circus del motomondiale assomigliavano appunto a dei circhi. Avevi i tendoni montati per l'occasione e smontati subito dopo, carrozzoni semiscassati che vagavano per l'Europa e il mondo, un'umanità strampalata fatta di piloti clowneschi, meccanici/impresari arrangiati, mogli madri fidanzate in mezzo ai piedi che ti invitavano a pranzo, facevano il bucato, facevano l'amore, prendevano il sole nude nei pratini dietro le vie di fuga. E tanti come noi, i motociclisti con una passione, tutti insieme, un circo solidale fraterno dalce cattivo urlante ghignate sgasante fibrillante sospeso sgangherato triste esultante. E pochi soldi.
Tante ore rannicchiati sul sedile di un pullman sono un dormiveglia simile all'insonnia, tutto è reale eppure tutto è più lento, dolente e distante. Mi preparo con una musica che potrebbere essere quella delle canzoni a manovella, ma per questa volta scelgo che sia Gulag Orkestar dei Beirut, un souvenir occidentale nella tradizione da circo dell'Est.
Viaggiare continuamente, per il gusto di ritornare sempre qui.
Ho una casa.
[è una cosa che ho scritto per un pubblico (?) di non-motociclisti, ma avevo voglia di condividerla con voi. f.]










n.1


...un tempo fu..