Domenica, attorno alle 13, più o meno.
Stiamo già rientrando verso Parma.
Siamo stanchi, in più stiam già passando dal freddo porco bastardo dei monti alla più consona afa terrificante che si trova un po' più in basso (ah, le due ragazze di Livigno ci davano dei terroni

).
Durante i nostri girelli, decidiamo di fare il passo della Aprica.
Iniziamo, facciamo un po' di curve e vediamo che la strada è bella, le curve ampie, e in mezzo, per la gioia dell'Hyper, ma soprattutto mia, c'è anche un qualche tornante.
Di punto in bianco, il gruppo, da prima assonnato e svogliato, si ringalluzzisce.
Iniziano i primi ingarellamenti, dapprima innocui, poi trasformatisi in bagarre vera e propria.
La Hyper è un mostro, divora la stradina come solo una moto da cross da 1100cc sa fare, nel misto è un coltello. L'unico che sta davanti alla mia papera bianca , è il Corra con la R6. Dietro, il Vez, con il Multistrada S1200, mi fa sentire il fiato sul collo, non appena il tracciato si stende un po'. Io me la gioco tutta su agilità e staccate ritardate.
Ci stiamo veramente divertendo come maialini in una pozza di fango (?).
A un certo punto, iniziamo a vedere i cartelli indicanti l'ingresso nel paese (Aprica, appunto). Rallentiamo a velocità codice (quasi), ma stiamo bene attenti a non farci superare tra di noi.
Circa a metà della strada, dritta come un fuso, che taglia a metà il paese, un arcata festeggia la gara ciclistica di salcazzoquando.
Pensiero comune: E' IL TRAGUARDO!
Apocalisse & Armageddon insieme. Polsi ruotati senza cognizione di causa, moto che prendono velocità. Il Corra e io veniamo fregati dalla Multistrada, con la Hyper che purtroppo non riesce a spuntare contro la R6 sfrizionante.
Scene di delirio. Io impenno la papera bianca per il terzo posto (Podio! Podio!), il Vezzo è in piedi sulla moto che esulta con il pugno verso il cielo, il Corra scuote la testa per essersi fatto infinocchiare a pochi metri dal traguardo.
Subito dopo esserci accostati, iniziamo a guardarci intorno.
Praticamente, ci sta guardando tutto il paese. Compresi svariati drappelli di motociclisti seduti nei vari bar, o vicini alle moto parcheggiate.
Figura dimmerda di quelle epiche.
