In questo momento di crisi globale, le case giapponesi stanno chiudendo i rubinetti dei fondi destinati alle competizioni ed alla presenza ai saloni ufficiali, utilizzando come scusa ufficiale la grave situazione finanziaria mondiale. Inosmma, la motivazione di questo mesto passo indietro sembra proprio essere l'economicità (intesa come rapporto costi/benefici) di tali investimenti.
Tutto perfettamente comprensibile. Peccato che a smentire parzialmente questo quadro ci sono le schegge impazzite Made in Italy. Aprilia, che sicuramente non è paragonabile a Honda o Kawasaki, investe su una nuova moto e su un avventura mondiale in SBK ottenendo subito magnifici risultati. Ducati, altro marchio conosciutissimo, ma non certo paragonabile ai colossi nipponici, mantiene attivissimi i reparti corse su addirittura due compionati (MotoGp ed SBK) con grandissimi risultati. In più, una Kawasaki ufficiale viene battuta (in fatto di risultati) da un team Hayate con pilota italiano e Team manager italiano.
Le chiavi di lettura di questa situazione potrebbero essere molteplici, ma in perfetto stile "sono orgoglione di essere italiano" potrei dire che: la nostra inventiva riesce a sopperire alla mancanza di strutture immense alla spalle; abbiamo sempre avuto l'abitudine a lavorare con minori fondi e quindi riusciamo ad ottimizzarli; la minore rigidità strutturale ci permette di essere più snelli e veloci nei cambiamenti e nelle difficoltà; sotto pressione riusciamo a tirare fuori gli attributi meglio di altri.
Altri potrebbero dire che magari rimaniamo lì perché buttiamo via un sacco di soldi anche se non gli abbiamo oppure otteniamo risultati solo perché gli altri hanno diminuito gli investimenti.
Voi che ne dite?





