Fabio
Crinale
A fine luglio, ho provato l'odore di vetta nell'attesa di un'alba. Con la luna tutta a tracciare la Via e il rumore degli scarponi sull'erba umida e i sassi sabbia. Luci gialle immobili, gli occhi dei cavalli bradi su a 2.000, portano festa di campanacci, seguono la scorribanda, anche se fatta in punta di piedi come si conviene. E' sempre bene ricordarsi come siamo di passaggio e debitori, qui.
Rispetto.
L'ultimo strappo ed è la croce. E' crepuscolo lunare fra i venti secchi, che sono parole salite a portare rispetto. Così diversi da quelli di pianura, grassi, buoni per inseminare. Omaggiano la solitudine del Gigante, accompagnandone le notti e i giorni. Ci si posiziona di faccia, bisogna capire la purezza del giardino della cartina stellare che fa da guscio.
Giù si arrivava a 37 gradi in questi giorni, qui segna 8. Stendo il modulo e il sacco a pelo, proteggo tutto ciò che resta fuori alla rugiada. Una cerata cala sui miei sogni.
Sogni di vento. Sogno panorami e pensieri caldi, il ventre del Gigante accoglie e purifica.
Verità.
Al mattino più a valle sono un reduce. La carne è ancora pulita e carica di calore, mentre sciolgo gli occhi al tè caldo seduto a un rifugio. Ricostruisci la solitudine. Sì, c'è stato un momento dove ho saputo cosa volesse dire il contrario di uno. Ma non so più esattamente dov'era e in quale tempo.
Il pomeriggio definitivamente in città, sono già un estraneo. Per necessità senza obbligo. Di verità e rispetto.
"Al mattino poteva sentire la terra respirare
A mezzogiorno sentiva l'erba crescere
La sera vedeva dove i venti andavano a riposare".
Molly Brant





n.8
è proprio un bel mondo che viviamo, grazie alla nostra passione.

