Ma non mi ricordavo com'è ostica all'arrivo...
Aeroporto Charles de Gaulle, orgoglio della nazione, ore 22,40; due modi per raggiungere la mia meta: con il bus fino al centro e poi una fermata di metrò oppure con la RER, una bella copia del nostro Passante ferroviario milanese fino al centro e poi 5-10 piacevoli minuti a piedi nella vivace nottata del Marais parigino. Scelgo la prima opzione, perchè la fermata del bus è a due passi da dove sbarco. Sulla tabella della fermata una sola scritta: vietato salire a bordo senza biglietto, rivolgersi alla biglietteria della Porta n°5. Sarebbe facile e veloce se le porte fossero in effetti numerate, e in assenza di numeri visibili, sarebbe lo stesso una bella cosa, se solo ci fosse qualcuno oltre ai passeggeri che sciamano per i corridoi. Ma l'aeroporto è deserto, come se il personale si fosse messo tutto d'accordo per fare uno scherzo ai passeggeri: "Dai che adesso arrivano con l'aereo e non trovano nessuno...".
Finalmente trovo la biglietteria, ovviamente chiusa, perchè tanto i bus per Parigi città fanno l'ultima corsa alle 22
E vabbè, sono in vacanza per due giorni, non casca mica il cielo! Vada per l'opzione 2, la RER.
Un quarto d'ora di passeggiata per attraversare il terminal 2, una paio scale mobili e arrivo nella hall delle partenze dei treni dove, ovviamente, le biglietterie sono chiuse; e come tutti i comuni mortali mi dirigo verso una macchinetta automatica: fuori sevizio. Un'altra: fuori servizio. Un'altra: fuori servizio. 14 macchinette, TUTTE fuori servizio!!
Unica presenza umana oltre a me, oltre al presunto macchinista del treno in attesa alla banchina, tre ragazzi spagnoli, con cui si instaura una spontanea solidarietà, tipica dei profughi in balia degli eventi. Decidiamo di scavalcare i tornelli e ci infiliamo nel vagone che , date le circostanze, non può che essere deserto. E poi via, in viaggio verso la Ville Lumiere.
La chicca finale: il sistema metropolitano parigino prevede un intelligente sistema per diminuire lo "scrocco" delle corse, e cioè che ci siano dei tornelli anche in uscita dalle stazioni, e per uscire bisogna annullare il biglietto usato per accedere; e a dire il vero non sono proprio dei tornelli, ma più delle porte vere e proprie. Il che, nella mia situazione, si è tradotto nell'aspettare con un colorito barbone con chitarra vicino ad una delle porte (quella più larga dedicata al transito con valigie, che rimane aperta un po' più delle altre, molto simili alla ghigliottina...) che passasse qualcuno per poter finalmente uscire dai meandri del metrò e iniziare a godermi la serata. Ora di arrivo, una e un quarto.
Non c'è niente di meglio di un bel viaggio in Francia per smettere di lamentarsi dell'Italia...



n.1




...un tempo fu..











