Cara Giuly, siamo tantissimi a vivere in queste condizioni. E' veramente sempre più raro trovare un lavoro che ti piaccia e offra allo stesso tempo garanzie economiche, sociali, ecc. L'alternativa che mi si presenta sempre più spesso è tra fare cose che mi piacciono, mi appassionano, dove posso mettere le mie competenze e creatività e dove vengo anche gratificato ma con pochissimi soldi e garanzie e lavori pagati abbastanza bene, ma di me.rda e alienanti. Mettersi in proprio è un pensiero ricorrente ma sottoscrivo i saggi consigli di Tabauro, tanti contatti e pedalare forte, sempre. Io, personalmente, non so se ne ho veramente voglia.
Per Luca, una volta esistevano effettivamente due classi sociali, quella dei proletari (gli operai) e quella dei colletti bianchi (impiegati), che erano tali per differenze abissali di lavoro e trattamento. Penso che le classi sociali esistano ancora oggi, non siano sparite come ci vogliono far credere (i sindacati confederali primi su tutti) dagli anni 80 a questa parte. Oggi piuttosto esiste una grande classe... "precaria"? E' una parola un po' inflazionata e che riconduce forse solo a certi ambienti della sinistra, ma rende bene la cosa. Impiegati, operai, disoccupati, lavoratori interinali, a progetto, a termine, atipici... Comunque tutti sfruttati, con sempre meno garanzie e stipendi bassi, troppo bassi per seguire i prezzi allucinanti di merci e servizi.
Non c'è via d'uscita da una situazione come questa. Storicamente l'Italia non ha mai dovuto affrontare niente di simile. Per la prima volta tanti di noi guadagneranno meno che i nostri genitori (in rapporto al costo della vita). Non succedeva nel nostro paese dagli anni cinquanta. Una ripresa economica (ma molto forte...) certamente migliorerebbe la situazione ma è una possibilità talmente remota (visto il contesto economico internazionale nel quale siamo inseriti e dal quale è impossibile prescindere) da risultare mera accademia.
Boh, io non ho soluzioni, magari! Penso solo che finchè noi, NOI, precari e lavoratori in generale non cerchiamo di autorganizzarci e rivendicare diritti, finché non ci pensiamo come "classe sociale", appunto, ma rimaniamo frammentati e legati al videofonino ultimo modello, aspiranti Briatori fra veline sculettanti non potrà che andare peggio. Se non si rimettono in piedi (o non si ampliano quelle esistenti) delle strutture di base di mutuo appoggio e solidarietà si andrà poco lontano, specie quando succederà qualcosa come in Argentina qualche anno fa, dove le speculazioni finanziarie hanno ridotto le classi medie al collasso. Quelle più povere, beh, quelle hanno iniziato a fare la fame vera...
L'Italia non è immune da eventi del genere, così come l'Argentina non era il Terzo Mondo... Pochi anni fa anzi ci siamo andati molto vicini, all'epoca del tentativo di smembramento della Fiat e dei suoi "gioielli", operazione ordita da Berlusca&C. che avrebbe reso insoluti miliardi di debiti con conseguente crack dei maggiori gruppi bancari italiani. Cioè crack del paese. Come in Argentina appunto.
E a portarci su quell'orlo è stato proprio una parte del Governo dell'epoca, sarebbe stato un bel successo, non c'è che dire. Un successo e affari sconvolgenti per pochi, pochissimi, a danno di più di 50 milioni d'italiani.
In Argentina, l'unica cosa che ha evitato un disastro sociale da Terzo Mondo sono state proprio le associazioni di mutuo appoggio degli studenti, dei lavoratori e delle fasce più basse della popolazione, che si sono rimboccati le maniche e hanno esteso una rete di solidarietà generale, anche attraverso l'autoappropriazione di fabbriche dimesse rimesse in attività ecc.
Cosa aspettiamo, che ce lo dica il TG1?
