Cosa ne pensate?
Copio e incollo da motonline.com:
Non passa giorno senza che si citino i prodotti realizzati nel nostro Paese - con design italiano, inventiva e genialità italiana - come se fossero la panacea che potrebbe togliere dalla palude in cui si trova la nostra economia. In realtà trovo che questa espressione - Made in Italy - sia ormai molto abusata, sino a far dimenticare qual è il suo significato vero e profondo, quello che - davvero - potrebbe rappresentare una marcia in più per le nostre industrie. Vorrei quindi tentare di ridefinire il significato di questa espressione, limitandoci all’esempio della nostra produzione motociclistica.
Partiamo dalla tradizione: sotto questo aspetto i nostri marchi oggi più significativi sono Moto Guzzi, Vespa e Ducati. Tradizione significa avere una storia alle spalle da cui prendere spunti e riferimenti, evitando però di cadere nella trappola del rétro o della nostalgia. Spunti positivi presi da questa storia sono il motore a V delle Guzzi (ed è finalmente in arrivo un’unità completamente nuova di 1.400cc!), la scocca metallica con le pance laterali delle Vespa, la distribuzione desmo delle Ducati. Manierismi rétro, e quindi di scarso successo in quanto sanno troppo di artificio di marketing, sono stati invece il recupero in chiave attuale di vecchi modelli, tipo le recenti Guzzi V7 Classic o le Ducati Sport, GT e Smart, ispirate a modelli degli Anni ‘70. Con le Vespa si sono invece tentate discutibili serie speciali con il fanale sul parafango in stile Anni ‘50. In compenso (e questa volta in senso positivo) Aprilia ha costruito il successo dei suoi Scarabeo ispirandosi creativamente al mitico Guzzi Galletto… Ma un corretto utilizzo del design non è sufficiente: serve anche la capacità di inventare nuove tipologie di prodotto o di renterpretare in “salsa italiana” tipologie già esistenti, da smontare e ricomporre sino a dare origine a modelli completamente diversi da quelli esistenti. Per fare degli esempi, alla prima tipologia appartiene - secondo la mia opinione - la Ducati Multistrada, che è riuscita a reinterpretare le maxi enxduro stradali senza perdere nulla del sapore sportivo delle rosse bolognesi. E’ stata un’operazione sofisticata, appoggiata anche da un’eccellente dose di innovazione tecnologica, e i risultati di vendita hanno dato ragione ai progettisti di Borgo Panigale. Nella stessa direzione, ma ancora più estrema è innovativa, è stata l’operazione compiuta con la Diavel di recente presentazione. Alle radici della categoria ci sono i twin americani, da sempre pesantissimi, scarsi di cavalleria e adatti soprattutto alle highway USA, non certo da far danzare nel misto. Come alternativa c’erano le loro versioni giapponesi, stile Yamaha V-MAX, di nuovo con pesi esagerati e guidabilità ridotta, abbinata in questo caso però a meccaniche monumentali quanto sofisticate e rifinitissime. Ora la Diavel: peso 210 kg (-50% circa rispetto alle concorrenti), CV 160 (+ 100%, rispetto ai twin USA) , estetica da bruciasemafori ma… ma guidabilità, anche sul misto stretto, da naked di media cilindrata. Io non so se la coraggiosa proposta della Diavel avrà o meno successo (considerato anche il suo prezzo assai salato…), sono certo però che la strada è quella. Insomma, come già detto bisogna usare gli ingredienti del made in Italy per ricucinare al meglio ricette già esistenti o per inventare prodotti nuovi ma sempre legati alla nostra tradizione. Bisogna anche utilizzare la nostra inventiva e fantasia per sfruttare in modo creativo ma funzionale tutte le infinite potenzialità messe oggi a disposizione dalla tecnologia, soprattutto dall’elettronica. A volte, in questo modo, si riesce anche ad azzeccare vere e proprie rivoluzioni, vedi quella rappresentata dai Piaggio MP3, un’esclusività tutta italiana. Insomma, esempi nella direzione giusta non ne mancano e possiamo quindi essere ragionevolmente ottimisti. Il passo successivo, però, dovrebbe essere quello di realizzare prodotti tipo quelli descritti ma con prezzi abbordabili dal vasto pubblico, non solo destinati a piccole nicchie di appassionati danarosi. Infatti, con le nicchie si può guadagnare molto su ogni singolo modello venduto ma, per “creare” un mercato, servono anche numeri importanti!



) ? pur essendo cmq un prodotto che nel suo segmento presenta indubbie perculiarità meccanico-stilistiche? La verità secondo me è che il prodotto italiano è vincente proprio e solo sulle nicchie, sulle moto che fanno parte della fascia alta del mercato. Direi quasi come per le auto.. se ci pensate fiat è un pò snobbata da tutti.. cosa che non avviene minimamente quando si parla di ferrari-maserati-lamborghini. Certo il paragone è un pò portato all'estremo, ma le moto da 15000 euro sono comunque per gente molto danarosa, anche se la cifra in linea di massima è alla portata di molti.