Nives Meroi
Mi si nota di più se non vengo? O se vengo e me ne sto in disparte, magari di profilo davanti alla finestra? Interrogativi oziosi e morettiani che tornano d'attualità di fronte al gran rifiuto di Erri De Luca, che ha detto no al Cardo d'oro del Premio Itas per la letteratura di montagna, il 2 maggio scorso.
La giuria, che da trentacinque anni è presieduta da Mario Rigoni Stern, aveva assegnato il primo premio a "Sulla traccia di Nives" (114 pagine, 14 euro), ultimo titolo dello scrittore napoletano, pubblicato da Mondadori nella collana Strade blu. Ma lui non l'ha voluto, non accetta premi per la sua opera letteraria, ha detto con snobismo tardo-rivoluzionario.
Ora è vero che De Luca è uno dei pochi, tra i reduci della stagione a cavallo fra i Sessanta e i Settanta del secolo scorso, a rivendicare orgogliosamente il suo passato. Ed è altrettanto vero che in questo suo libro di montagna, ambientato al campo base del Dhaulagiri, torna spesso a quegli anni memorabili, peraltro appesantendo con le sue digressioni un testo altrimenti di forte spessore, uno dei volumi più interessanti degli ultimi mesi per chi è appassionato delle vette. Però c'è il sospetto che il gran rifiuto di un premio serva in realtà soprattutto a riparlare di un libro che rischia altrimenti di passare dai banconi in primo piano agli scaffali più in alto delle librerie. E dunque volentieri caschiamo nel tranello e ne riparliamo.
Dialogo con il fiatone, spezzettato in una fredda notte a seimila metri, tra lui e Nives Meroi, la donna che prima potrebbe essere la regina degli ottomila. Himalayan queen, la definisce il sito www. k2climb. net, ne ha già saliti otto - sullo Shisha Pangma però non è arrivata sulla vetta più alta - e se la deve vedere con l'austriaca Gerlinde Kaltenbrunner e la basca Edurne Pasabán. Ce la farà? Per il momento è laggiù, in attesa di salire Dhaulagiri e Annapurna, per chiudere poi in estate i conti con il K2. Ma non discetta di numeri e gare, il libro di De Luca, quanto piuttosto della vita di una donna che ai figli o alla carriera ha preferito la montagna.
Con soddisfazione e rimpianti, con la scoperta, di salita in salita, di nuove sfumature nel rapporto con suo marito, Romano Benet, che assieme a lei ha tentato, ha vinto, è stato sconfitto da qualche colosso. Nives parla a Erri, una notte intera in tenda prima di attaccare il Dhaulagiri.
Lei, non lui, che nonostante sia un buon arrampicatore - sulle rocce a bassa quota - quando l'ossigeno comincia a scarseggiare soffre di mal di montagna. E parla di tutto, dei sogni e delle loro realizzazioni, della paura e del coraggio, delle mestruazioni che una volta l'hanno riportata alla vita, scampata per un pelo alla morte. Ora è probabile che le parole poetiche usate da De Luca nelle sue pagine non siano le stesse dei bisbigli lenti di un dormiveglia in montagna - la stessa Meroi, in un'intervista, si compiace delle cose scritte, ma ammette di non averle dette nello stesso modo - ma proprio questa è la curiosità di "Sulla traccia di Nives", che ne fa un'opera assolutamente originale.
Per la cronaca, la giuria del Premio Itas ha assegnato anche due Cardi d'argento, a "Le Alpi" di Werner Bätzing (Bollati Boringhieri) e ad "Appeso a un filo di seta" di Hans Kammerlander (Corbaccio). E ancora per la cronaca, ricordiamo che fino a sabato si celebra il Trento Film Festival Montagna Esplorazione Avventura, tra le cui pieghe sta anche il Premio Itas.
Una settimana di cinema, dibattiti, mostre, incontri, per fare il punto su quello che oggi è questo mondo. Un mondo strano, in cui passano sullo schermo delle rassegne specializzate centinaia di pellicole, che non arrivano quasi mai in televisione o nei cinema, e approdano altrettanti libri, incapaci però di risalire le classifiche. Il discorso è lungo, mentre il Festival è breve e vale la pena frequentarlo. Info www. trentofestival. it
repubblica.it
(5 maggio 2006)


