Il Ministro, l'intellettuale e l'AUTOVELOX
Inviato: giovedì 16 agosto 2007, 14:50
Piero Ostellino ha pubblicato sabato scorso sul Corriere un articolo che ho letto su un altro forum e che mi ha colpito.
Secondo me, nel suo scritto ha centrato molto di quello che le Istituzioni non vogliono analizzare ed ammettere da anni.
*********************
Sabato 28 luglio 2007, Corriere della Sera
LO STATO E L' AUTOVELOX COME STRUMENTO DELLA LOTTA DI CLASSE
Escono dalle discoteche alle cinque del mattino, impasticcati, sfiniti dall' alcol e dal sonno. Hanno poco più di vent'anni. Hanno preso la patente da poco. Salgono su auto che non sono fatte per correre a duecento all'ora, tanto meno sulle inadeguate strade nazionali e provinciali. E vanno a schiantarsi. Muoiono a grappoli. Il giorno dopo, i giornali scrivono dei sabati notte di mezza Italia con i toni del bollettino di guerra.
Il Paese dei benpensanti - che viaggia in autostrada a 100 all' ora sulla corsia di sorpasso e non si sposta neppure con le cannonate - gronda indignazione contro lo Stato che fa troppo poco contro chi non rispetta i limiti di velocità. Nell' inconscio collettivo, è la velocità che uccide.
Questo il motivo conduttore politicamente corretto che ascoltiamo da anni. Ma è falso. L' inconscio collettivo è, infatti, opportunamente manipolato. Dallo Stato. Che, negli Usa, ha imposto a suo tempo i limiti non per amore dell' incolumità dei suoi cittadini, bensì per far fronte alla crisi energetica e che, ora, in Europa e soprattutto in Italia, usa gli autovelox come un esattore delle tasse.
«Dovrebbero togliere la patente a quelli che vanno forte». Questa la polemica di chi confonde la cilindrata dell' auto con l' imperizia o l' irresponsabilità del guidatore.
E lo Stato qualcosa la fa.
Ad esempio toglie punti alla patente del sessantenne che guida da oltre quarant'anni e non ha mai avuto un incidente; che è sobrio, che viaggia alle due del pomeriggio su un' autostrada deserta, a tre corsie, su una Mercedes o una Bmw, a 160 chilometri all' ora, invece che a 130.
O, addirittura, a 130 invece che a 80 o 100 come impongono i cartelli distribuiti in prossimità di ogni uscita, anche per chi non esce, sulla Genova-Ventimiglia; manifesti della fame di multe dei singoli Comuni.
Basterebbero questi esempi per provare che lo Stato, anche quando non lo è formalmente, finisce con essere di fatto oppressore - più nei confronti del cittadino responsabile che di quello irresponsabile - perché è costituzionalmente stupido. In particolare, ogni volta che pretende di imporre per legge la virtù invece di contare sul buon senso dei cittadini - a nessuno piace correre il rischio di perdere la vita, andando oltre i limiti dell' istinto di conservazione, cioè della paura - e su una certa elasticità nell' applicazione delle regole del gioco.
No, lo Stato non è un buon padre. E' il Leviatano che tutti hanno scelto, pochi gestiscono. E' lo strumento di controllo, per non dire di dominio, di una classe sociale sull' altra e la cui ideologia (nella fattispecie la velocità che uccide) è «falsa coscienza».
In Italia, la scarsa fiducia nel senso di responsabilità dell' Individuo e la vocazione alla sudditanza livellatrice verso lo Stato hanno radici storiche (la forte presenza di culture collettiviste), psicologiche (l' invidia per le capacità) e sociali (l' ostilità verso «i ricchi») prima ancora che politiche. Così, il limite di velocità è diventato una forma di lotta di classe; le auto di grossa cilindrata sono il Palazzo d' Inverno da assaltare e l' autovelox è l' incrociatore Aurora che dà il via alla rivoluzione egualitaria.
Il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, del Partito dei Comunisti Italiani, vorrebbe un autovelox ogni 500 metri, 935 mila autovelox su tutte le strade nazionali. Bianchi non è uno stupido. La sua iperbole è solo il riflesso di una vocazione regolamentatrice reale. Mi spiega, signor ministro, che c' entrano più autovelox - che, quale ne sia il numero, continuerebbero a multare soprattutto il sessantenne di cui sopra - con le stragi del sabato sera?
Ministro, lasci perdere la lotta di classe. Non è con quella che si riducono gli incidenti. (Piero Ostellino)
*********************
qui la risposta del Ministro e la risposta di Ostellino http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cron ... nchi.shtml
Secondo me, nel suo scritto ha centrato molto di quello che le Istituzioni non vogliono analizzare ed ammettere da anni.
*********************
Sabato 28 luglio 2007, Corriere della Sera
LO STATO E L' AUTOVELOX COME STRUMENTO DELLA LOTTA DI CLASSE
Escono dalle discoteche alle cinque del mattino, impasticcati, sfiniti dall' alcol e dal sonno. Hanno poco più di vent'anni. Hanno preso la patente da poco. Salgono su auto che non sono fatte per correre a duecento all'ora, tanto meno sulle inadeguate strade nazionali e provinciali. E vanno a schiantarsi. Muoiono a grappoli. Il giorno dopo, i giornali scrivono dei sabati notte di mezza Italia con i toni del bollettino di guerra.
Il Paese dei benpensanti - che viaggia in autostrada a 100 all' ora sulla corsia di sorpasso e non si sposta neppure con le cannonate - gronda indignazione contro lo Stato che fa troppo poco contro chi non rispetta i limiti di velocità. Nell' inconscio collettivo, è la velocità che uccide.
Questo il motivo conduttore politicamente corretto che ascoltiamo da anni. Ma è falso. L' inconscio collettivo è, infatti, opportunamente manipolato. Dallo Stato. Che, negli Usa, ha imposto a suo tempo i limiti non per amore dell' incolumità dei suoi cittadini, bensì per far fronte alla crisi energetica e che, ora, in Europa e soprattutto in Italia, usa gli autovelox come un esattore delle tasse.
«Dovrebbero togliere la patente a quelli che vanno forte». Questa la polemica di chi confonde la cilindrata dell' auto con l' imperizia o l' irresponsabilità del guidatore.
E lo Stato qualcosa la fa.
Ad esempio toglie punti alla patente del sessantenne che guida da oltre quarant'anni e non ha mai avuto un incidente; che è sobrio, che viaggia alle due del pomeriggio su un' autostrada deserta, a tre corsie, su una Mercedes o una Bmw, a 160 chilometri all' ora, invece che a 130.
O, addirittura, a 130 invece che a 80 o 100 come impongono i cartelli distribuiti in prossimità di ogni uscita, anche per chi non esce, sulla Genova-Ventimiglia; manifesti della fame di multe dei singoli Comuni.
Basterebbero questi esempi per provare che lo Stato, anche quando non lo è formalmente, finisce con essere di fatto oppressore - più nei confronti del cittadino responsabile che di quello irresponsabile - perché è costituzionalmente stupido. In particolare, ogni volta che pretende di imporre per legge la virtù invece di contare sul buon senso dei cittadini - a nessuno piace correre il rischio di perdere la vita, andando oltre i limiti dell' istinto di conservazione, cioè della paura - e su una certa elasticità nell' applicazione delle regole del gioco.
No, lo Stato non è un buon padre. E' il Leviatano che tutti hanno scelto, pochi gestiscono. E' lo strumento di controllo, per non dire di dominio, di una classe sociale sull' altra e la cui ideologia (nella fattispecie la velocità che uccide) è «falsa coscienza».
In Italia, la scarsa fiducia nel senso di responsabilità dell' Individuo e la vocazione alla sudditanza livellatrice verso lo Stato hanno radici storiche (la forte presenza di culture collettiviste), psicologiche (l' invidia per le capacità) e sociali (l' ostilità verso «i ricchi») prima ancora che politiche. Così, il limite di velocità è diventato una forma di lotta di classe; le auto di grossa cilindrata sono il Palazzo d' Inverno da assaltare e l' autovelox è l' incrociatore Aurora che dà il via alla rivoluzione egualitaria.
Il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, del Partito dei Comunisti Italiani, vorrebbe un autovelox ogni 500 metri, 935 mila autovelox su tutte le strade nazionali. Bianchi non è uno stupido. La sua iperbole è solo il riflesso di una vocazione regolamentatrice reale. Mi spiega, signor ministro, che c' entrano più autovelox - che, quale ne sia il numero, continuerebbero a multare soprattutto il sessantenne di cui sopra - con le stragi del sabato sera?
Ministro, lasci perdere la lotta di classe. Non è con quella che si riducono gli incidenti. (Piero Ostellino)
*********************
qui la risposta del Ministro e la risposta di Ostellino http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cron ... nchi.shtml
di rotonde.
