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Più sicuri sulla strada

Inviato: giovedì 15 giugno 2006, 21:52
da Bendo
L'attimo di Paolo

di Gianluca de S.

Quando corro forte in auto penso a Paolo, che ha trent?anni come me e da otto è in carrozzina. Muove solo la testa. Nient?altro. Però è un ragazzo straordinario. Non è stata colpa sua, nemmeno in parte. Gli sono andati addosso. E? stato un attimo. Perchè si dice che è un attimo ed è vero. Un bambino che sbuca fuori all?improvviso, un sorpasso azzardato, una gomma che scoppia, un pericolo oltre una curva. Basta davvero un attimo. Penso a Paolo e penso al suo attimo. Penso a ciò che potrebbe accadere. E penso a mia mamma, che quando esco, ogni volta, mi dice sempre la stessa cosa, di stare attento, ed a cui non resta che fidarsi quando le dico, con la stessa regolarità, di non preoccuparsi. Penso a Paolo, all?attimo e a mamma, e il più delle volte alzo il piede. Ma non sempre, non sempre ci riesco. Non ancora. Quando i miei amici corrono forte in auto non pensano a Paolo. Neanche dopo averlo appena salutato. Ad alcuni lo faccio notare, ma è inutile. Sono io esagerato. Loro guidano bene e hanno macchine sicure. Non so se pensano alle loro mamme, perchè a trent?anni non si può chiedere. Sono le regole del gruppo, di tutti i gruppi, e vanno rispettate. Quando Leo corre forte in auto ? e va più di tutti ? non pensa a Paolo, perché non lo conosce. Pensa a sua mamma, ma solo quando arriviamo e la chiama, dalla montagna, per dirle che è arrivato. In macchina pensa solo a guidare, perchè è la sua passione. Gli parlo di quell?attimo, ma niente. Non è leggerezza, come per gli altri, ma ? credo ? perchè sente di poter avere un controllo totale. Glielo dico che non è così, perchè quell?attimo è proprio ciò che ci sfugge. Spero che ci vada sempre bene. E spero che Paolo ritorni a camminare.

Inviato: giovedì 15 giugno 2006, 21:54
da Bendo
Controllo, prima di tutto

di Gino de N.

?Quattro ruote su strada...ma da guidare?! In questa nostra realtà, sempre più veloce, sempre più contraddistinta da una frenetica mobilità, ovvero capacità e necessità di spostamento, nemmeno riusciremmo ad immaginare la quotidianità priva di uno degli strumenti che più comunemente ci consente il movimento: l'automobile, ?quattro ruote su strada...ma da guidare?! Ricordo le raccomandazioni dei miei genitori il giorno in cui mi ?affidavano? la tanto attesa patente di guida per la mia prima uscita autorizzata in auto da solo. Di mio padre, che da piccolo mi lasciava guidare sulle sue gambe, prima che, raggiunti i pedali, mi impartisse lezioni di guida, ricordo i consigli, a completamento di quegli insegnamenti, quasi da stampare su quella carta rosa, ad allertare ?prudenza, attenzione, serietà nel gestire un mezzo che, se mal usato, diventava un'arma?. Io invece, più frettolosamente, pur per fortuna senza sminuire quel momento, pensavo maggiormente alla mia conquista, finalmente: libertà, autonomia e soprattutto piacere di guida, io, l'auto e la strada. L'automobile, per alcuni come mio padre utilitaria in quanto tale, nel senso di strumento che serve appunto per una qualche utilità, per me ragazzo, come per tanti, solo quattro ruote e un volante capaci di darmi le ali. Ma si sa la passione va coltivata ed educata. Così maturava in me la sintesi: l'automobile diveniva prima di tutto uno strumento da ben controllare, da guidare, appunto, a prescindere dalla sua destinazione d'uso. Volendo stilare quasi una lista per punti dei vantaggi e rischi della guida, sicuramente è da annoverare tra i vantaggi la facilità e velocità di spostamento. Ma di certo sono da considerare positivi tutti i risvolti in termini economici. Ma poi, aspetto che più mi coinvolge, vedo positivo il concepire questo strumento come ?emittente di sensazioni?, e non solo quelle di libertà e indipendenza, ma anche di puro piacere di guida, anche quello quotidiano da gustare nell'affrontare ogni curva, ogni scalata di marcia. Ancora il formarsi di una sorta di categoria sociale, quella degli automobilisti, che sia spontaneamente scaturente o organizzata in club. Il rovescio della medaglia sta purtroppo nelle brutte ma continue notizie di incidenti, spesso mortali, a prescindere dalle svariate cause. Perché no nella caotica condizione delle città, ingarbugliate nel traffico, e nell'altra e più problematica forma di inquinamento, quello atmosferico. Ma le cose da dire sarebbero troppe. Si investa, ancor più di quanto già per fortuna si fa, in maggiori e più tecnologiche soluzioni per la sicurezza. E non solo delle auto ma anche delle strade percorse. Esisterebbero, inoltre, tecnologie più ecologiche che andrebbero oltre le illusioni delle norme Euro 3, 4..., ma si scontrano con i trust dei mercati economici. Ma riportiamo il discorso all'automobilista. Premesso che non tutti debbano per forza essere assi del volante (molti sono solo costretti dalle circostanze all'uso dell'auto), e che comunque nessun ?autoreferente pilota? è preservato dai pericoli, si dovrebbe partire da un'idea della strada non solo come luogo di probabili insidie, ma anche come luogo comune e perciò percorribile anche da altri, motivo per cui la nostra coscienza deve spingerci al rispetto. Per ognuno c'è la possibilità di essere ?più sicuri al volante?, limitare le insicurezze, riuscire a far fronte alle insidie, con una buona preparazione: ?educazione ? stradale?, a partire dalle scuole e poi corsi di guida sicura. Guidare non è solo avere un volante in mano, ma saperne fare un uso più sicuro, per la propria ed altrui incolumità, col risultato di un più sereno piacere di guida.

Inviato: giovedì 15 giugno 2006, 21:55
da Bendo
Una spia accesa

di Giovanni G.

Buio, come tutti i giorni.La chiave entra, gira, il quadro si accende, le spie colorate fanno il loro lavoro.Uno scatto, un sibilo e la meccanica inizia il suo concerto, sempre uguale.Meraviglioso per certe orecchie fastidioso per quelle degli assonnati del mattino.Sempre al buio sento l?auto che comincia a muoversi.Gira tutto ma non mi rendo conto da che parte,mi sento solo girare e il motore aumentare l?intensita? della sua musica, accompagnato dal cambio che ne regola il tempo.Gira tutto e non capisco da che parte.C?e? solo la velocita? e una spia accesa quella della cintura? Un botto.La luce!Si vedo la luce: sono fuori!Il tuo volto si stampa su di me, ma non riesco ad aiutarti.Quella cintura doveva essere allacciata.

Inviato: giovedì 15 giugno 2006, 21:56
da Bendo
Il fantasma nella nebbia

di Eugenio S.

Maledetta strada. Quanti amici avevo perso, uccisi da quella strada. Mio fratello, 16 anni da poco, cadde giù provando l?auto di un amico. Mio suocero andò in paese a fare baldoria un Sabato e non tornò. Strada costiera, tutta curve, spesso scivolosa perché il vento porta su gli schizzi delle onde, il precipizio sempre in agguato. Ma d?altra parte è la più corta che porti in paese. Quella notte poi c?era nebbia fittissima che veniva dal mare. Mia moglie all?ottavo mese aveva rotto le acque, era stata una gravidanza difficile, c?era il rischio di perderli tutti e due, mia moglie e mio figlio, se non facevo in fretta. E a correre c?era il rischio di ammazzarci tutt?e tre. Dopo un paio di sbandate decisi a malincuore di rallentare. A un tratto, dalla nebbia dietro di me sbucarono due fari. Mi si affiancò una bellissima Dodge del ?64 e il conducente fece segno di seguirlo. Partì a una velocità suicida, ma sembrava sapere il fatto suo. Non ci sono deviazioni fino in paese, pensai, per cui anche lui è diretto là: se sa quello che fa, mi farà da battistrada. Pigiai il gas e gli tenni dietro. Fu una cavalcata allucinante, non si vedeva niente, i miei occhi erano incollati ai suoi fanali posteriori. Curvavo quando li vedevo spostarsi, acceleravo quando li vedevo allontanarsi, frenavo quando li vedevo farsi rosso più intenso. Come Dio volle, arrivammo all?ospedale, dove affidai mia moglie ai dottori. Uscii per ringraziare lo sconosciuto. Era alto, magro, sui 35, mi aspettava. «Posso fare qualcosa per ringraziarvi?» chiesi. «Sì,» rispose «se è un maschio chiamatelo Mike.» Salì sulla macchina e svanì, come se anche lui fosse nebbia. Dodge del ?64. Mike. Capii. Mio suocero, che io non avevo mai conosciuto, morto 20 anni prima, aveva scortato sua figlia e suo nipote al sicuro.

Inviato: giovedì 15 giugno 2006, 21:58
da Bendo
Autocisterna

di Massimo M.

L'aria entra dalle bocchette, portando con sé l'inebriante profumaodell'alba e viadotti costruiti a quote diverse creano l'illusione di un irreale percorso sospeso nel'aria! E' così che si viaggia su quella che un tempo era la camionabile della Cisa. L'asfalto, circondato da paesaggi di rara bellezza, scorre rapido sotto le ruote. L'auto corre veloce in un susseguirsi di gallerie, ampie cureve e viadotti, quando all'improvviso, scorgo, seminascosta dietro l'arcata di ingresso di un tunnel, la tetra sagoma di una autocisterna! La strada in salita ed il pieno carico la fanno avanzare molto più lentamente della mia macchina e, di colpo, lei è lì, proprio davanti a me, ingombrante più che mai. Passare sulla corsia di sorpasso è troppo pericoloso. Sono obbligato a frenare e, l'auto non ha l'ABS. Devo riuscire ad esercitare la giusta pressione sul pedale del freno! Non troppa, per impedire il bloccaggio delle ruote con conseguente inevitabile sbandata e, non poca, per evitare un mortale tamponamento. Lo sterzo mi trasmette tutta la sofferrenza della macchina. Vibrazioni che durano pochi secondi, poi, la cisterna si allontana, illuminando con luce incerta, quelle che un tempo erano le bianche pareti di una galleria.

Inviato: giovedì 15 giugno 2006, 22:01
da Bendo
Ritorno da Te

di Francesca S.

Anche stasera la testa è impallata, questo lavoro mi sta schiacciando a terra: il telefono, le scadenze, le partenze, gli arrivi. Me ne vado a casa con la speranza che domani sia un giorno diverso ma mi accontenterei di una serata tranquilla, senza i bimbi che litigano per un giocattolo o Lucia che mi fa la telecronaca di una stressante giornata tra le montagne di roba da stirare e le corsie del supermarket. Vabbè, sali che è meglio! Mi butto nel traffico e, lento come un pachiderma, mi faccio trasportare tra i rondò e crocevia fino all?imbocco della galleria. Entro. Il tunnel è lungo, io e la mia macchina ogni giorno veniamo digeriti da questo intestino buio che prima mi porta nelle viscere del business ad oltranza e poi mi risputa nel mondo reale. Esco. Il paesaggio e sempre quello, la strada si divincola tra la campagna umida, presto sarò a casa ma ancora non ne ho voglia. Ecco, ci siamo quasi, dopo questa salita mi butterò in quel ?fagiolo? dove confluiscono le strade della zona industriale, non ricordo di averne mai visti di simili e solo dopo che ci entrai per la prima volta capii perché lo chiamavano così. Mi butto, la strada inizia a scendere, io e la mia macchina diventiamo una cosa sola e, muovendo il mio corpo sul sedile, la sento sinuosa che accarezza le curve di asfalto. Lascio le altre macchine dietro di me perché ad un tratto? volo, o almeno la sensazione è quella. E volando lascio tutti i pensieri che mi tenevano incollato a terra, finalmente. Ora la mia macchina plana sull?ultimo rettilineo che delimita la zona industriale, ora sono pronto, aspettami, che fra poco ritorno da te.

Inviato: giovedì 15 giugno 2006, 22:05
da Bendo
La società dei guidatori

di Luigi Vincenzo Serafino C.

Ogni ora ha il suo traffico. Traffico senza fine,traffico capace di sbloccarsi in un punto preciso della città,non un centimetro prima,nè uno dopo. Questo è il traffico di primo mattino ed io ci sono dentro come tutti gli altri. Conosco questa strada come le mie tasche: con i suoi ostacoli e i suoi tratti liberi somiglia alla mia vita...passaggi a livello che si chiudono appena io mi ci trovo davanti, semafori che diventano rossi proprio quando arrivo all'incrocio...Rassegnato a tutto questo, aspetto, come al solito e penso che, visti dall'alto, io e la mia auto siamo solo un puntino qualsiasi nel serpente colorato formato dall'ingorgo. Mi guardo intorno e c'è chi suona violentemente il clacson dando il via al concerto di chi lo imita;altri sporgono i gomiti dal finestrino e gridano insulti contro ignoti. E' uno sfogo solidale,un'unica voce contro un nemico comune:ci voleva l'ingorgo della mattina per trovarci per una volta tutti d'accordo a sfogarci per una sola causa! Ma quando,come per magia,si torna a circolare,gli automobilisti si scambiano espressioni di sollievo e ognuno se ne va per la propria strada. L'idillio di solidarietà finisce quando il traffico scompare. E così la fiammeggiante cabriolet con i suoi lustri specchietti freschi d'autolavaggio torna a sorpassare impetuosa la vecchia 127...brusche frenate fanno penzolare rosari e santini appesi al cruscotto delle 500...Fermo nel traffico,sognavo ad occhi aperti la società ideale ma appena torno a spingere l'acceleratore mi sveglio e capisco che questa è solo la società dei guidatori che intende valutarti a partire dalla cilindrata della tua auto; la società di chi crede di potere tutto e poi finisce fuori strada dopo aver tentato di dimenticare qualcosa con un super-alcolico in più.

Inviato: giovedì 15 giugno 2006, 22:07
da Bendo
A voi

Angelo Antonio S.

A voi che allacciate la cintura di sicurezza e staccate il cervello; A voi che in autostrada andate a 90 all?ora nella corsia centrale; A voi che nei rondò pensate che la precedenza spetta a chi ha la destra libera; A voi che nelle provinciali vi immettete di forza e poi andate pianissimo; A voi che dopo avermi sorpassato mi chiudete la traettoria; A voi che al semaforo sgommate manco aveste dei dragster; A voi che avete il mega suv, e poi non sapete dove parcheggiarlo; A voi che correte a 200 all?ora?tanto con l?abs l?auto si ferma subito; A voi che con la moto pensate che la bilaterale sia la possibilità di sorpassare a dx; A voi che appena sto per sorpassarvi accelerate per evitare l?onta; A voi che in autostrada dovete starmi a 5 metri dal paraurti posteriore; A voi che con la nebbia o la pioggia non cambiate il vostro ?stile? di guida; A voi che vedendo un pedone sulle strisce lo evitate per un pelo; A voi che per parcheggiare date una botta avanti e una dietro; A voi che avete scambiato l?auto per una cabina telefonica; A voi che caricate la macchina fino ad ostruire del tutto il lunotto posteriore; A voi che avete più alcol in corpo che benzina nel serbatoio; A voi che sostate negli spazi destinati ai portatori di handicap; A voi che andate in macchina in palestra che dista meno di un Km da casa; A voi che avete il fuoristrada e l?unica terra che vede è quella del vostro giardino; A voi che non rispettate i limiti perché volete una vita spericolata; Insomma a voi che cercate di farvi male e di fare male è arrivata l?ora di imparare a guidare e di rispettare la propria e l?altrui vita? perché, ragazzi, si muore.

Inviato: giovedì 15 giugno 2006, 22:11
da Bendo
A112 vs Maserati

di Katia P.

Correva l'anno 1984, la mia Autobianchi A112 rombava verso sud sulla Brennero - Modena un tardo pomeriggio di un venerdì novembrino. Avevo appena superato l'uscita di Affi quando la vedo, immensa, grigia ed impenetrabile: LA NEBBIA! Che fare? Patente presa da pochi mesi, voglia di tornare a casa, pieno fatto e musica (mangiacassette montato ad hoc!) a palla...la ragione mi dice "vai piano, vai piano", la giovinezza non ascolta e via, 120 km orari, visibilità 10 metri accodata ad una Maserati Biturbo che mi aveva appena superato. Con la sicurezza di chi non ha ben presente cosa vuol dire mettere a rischio la propria vita a 18 anni mi incollo al paraurti posteriore della Maserati e per 2 ore non lo mollo!! Ad un tratto vedo gli stop dell'auto accendersi, una freccia appare, ci fermiamo, scende dall'auto un uomo...mi spavento, si sarà infuriato?!!, si avvicina, batte sul finestrino, lo abbasso, lui mi guarda e mi dice" signorina, io sarei arrivato a casa, se vuole la invito a cena!!". Non aggiungo altro. Quindi: siate sempre prudenti e non fate stupidaggini in auto!! Quella volta mi è andata bene ma non voglio ritentare una seconda!

Inviato: giovedì 15 giugno 2006, 22:14
da Bendo
Stavolta passo

di Paolo S.

Eccomi come ogni mattina, stessa fila di sempre ?non c?è traffico le scuole sono chiuse? Come al solito le previsioni sono sballate,dovrei trovare strade alternative,che non conosce nessuno,piuttosto devo cambiare fila questa non cammina.Ecco qui fatto,come non detto di nuovo fermo in fila, tutti in fila.Il semaforo sta diventando rosso è giallo già da un po? passo,stavolta passo ho fretta , accellero proprio mentre diventa rosso.Chiudo gli occhi nel momento in cui attraverso la strada per assaporare l?attimo trasgressivo,una gioia quasi infantile mentre fai qualcosa di proibito,li riapro,un motorino,è qui davanti al muso dell?auto vedo l?espressione di stupore,di paura nei occhi del ragazzo.?te l?ho detto di non correre di andare piano tu corri troppo?la voce di mia moglie mi rimbomba nella testa,mille scuse penose alla polizia,lo mettono sul giornale quest?incidente,ci sarà il mio nome?il ragazzo che si è fatto??Papà ma poi muore lui??no tesoro non muore, rassicurare mia figlia mi riesce sempre bene,ora mi tolgono pure la patente,l?assicurazione copre i danni?stasera a cena che dico?faccio la parte della vittima?In un secondo il cervello raggiunge la velocità di pensiero incredibilmente superiore a quella di un computer,ti accorgi di pensare a mille cose le piu strane,buffe,forse tristi sicuramente alcune assurde,ti rendi conto che sei stato un coglione che non valeva la pena beep che forse tu non sei fatto per ?trasgredire? beeep in fondo sei un ragioniere beeep non sei 007 o Indiana Jones beeep beeep beeepp.Apro gli occhi il semaforo è verde,il ragazzo con il motorino e li fermo al rosso del suo turno,dietro suonano,muoviti cretino che fai dormi?Dopo poco di nuovo tutti in fila,fermi.In lontananza il semaforo è verde.forse ci arriverò mentre diventerà giallo...

Inviato: giovedì 15 giugno 2006, 22:14
da Bendo
Seconda casa

di Luigi G.

L'auto oggi è diventato un prolungamento del nostro corpo. Non siamo capaci di farne a meno anche perchè ci viene richiesto sempre più spesso di muoverci sul territorio per poter lavorare. Il lavoro flessibile, il prolungamento della giornata "vissuta", l'aumento delle attività extrascolastiche dei figli ci portano ogni giorno a passare molte ore nella nostra "seconda casa". Sappiamo bene che bisogna guidare con prudenza, non correre ecc, ecc, ma quando i ritmi urbani ci prendono è come se fossimo tarantolati. Il ripetersi, ogni giorno, delle code allo stesso casello, il ritrovare sempre lo stesso semaforo rosso, il salutare il ragazzo che ci pulisce i vetri ci fa capire che noi ci adattiamo a tutto. In quelle ore che passiamo seduti dietro al volante dobbiamo sentirci liberi e far volare la fantasia: è una delle poche possibilità che abbiamo ancora di sognare, ed allora l'auto diventa il nostro rifugio segreto dove coltivare i nostri pensieri.

Inviato: giovedì 15 giugno 2006, 22:16
da Bendo
Libertà e schiavitù

di Clarissa F.

In macchina ho riso, ho pianto, ho amato e ho odiato. In macchina mi sono divertita, ho provato paura, mi sono annoiata, ho fatto nuove amicizie e ho rotto relazioni importanti. In macchina ho cantato a squarcia gola, ho urlato di rabbia, ho imparato ad ascoltare il mio silenzio. In macchina ho visitato città e paesi, ho conosciuto culture diverse, ho dormito, ho sognato, sono partita e sono tornata a casa. Perché la macchina è libertà. E? libertà per 4 ragazze che hanno a disposizione centinaia di KM di strade sconosciute e un?estate davanti a loro. La macchina si trasforma nella loro casa, nel loro rifugio, in un luogo intimo e privato in cui confidare i propri segreti. Si immergono nel viaggio, così come ci si immerge nel viaggio della vita, con incoscienza e desiderio. La macchina è libertà per un giovane amore che attraverserebbe il mondo intero per passare qualche ora da solo con lei. La libertà di svegliarsi nel cuore della notte e andare nella sua città per dirle che senza di lei la vita non ha più alcun significato. E? libertà per il giovane studente di dire addio alla sua famiglia, di lasciare i luoghi dell?infanzia per decidere finalmente da solo quale strada percorrere. La macchina è libertà di fare una corsa disperata all?ospedale più vicino per aiutare qualcuno che ami, lasciarsi guidare dalla speranza che quei pochi minuti siano decisivi. Ma quando pensi di poter decidere della tua vita e di quella degli altri, quando ti fai prendere la mano, quando senti l?adrenalina salire e guidare ti sembra la cosa più facile del mondo, questa non è più libertà?è schiavitù.

Inviato: giovedì 15 giugno 2006, 22:19
da Bendo
Brum Brum

di Alessia P.

Apro gli occhi e i ricordi iniziano a scorrere. I primi viaggi sulla ?brum brum? un divertimento unico.Viaggi lunghi interminabili, per una bimba di quattro anni, l?odore di nuovo, ogni volta che si cambiava auto. Lo spazio così sovradimensionato e vellutato dei sedili e le curve quelle fantastiche curve per andare al mare che mi facevano scivolare da una parte all?altra e che più di una volta hanno rischiato di farmi tatuare il cambio sulla fronte. Chiudo gli occhi e riaprendoli tengo in mano la patente, posso guidare, 18 anni la libertà, la macchina, l?odore di benzina. Da uno a cento in cinque secondi, frizione acceleratore, impostare una curva frenare scalare, mentre i giri del motore s?impennano. Guardo bene e mi accorgo di avere tra le mani un vecchio macinino che forse i centotrenta li raggiunge a fatica, giù dalla rampa del garage, ma va bene lo stesso, mi sento grande, mi sento sicura. La macchina sportiva, assettata l?avrò in futuro, mi ripeto, si, sì in futuro. La velocità, l?adrenalina, il non controllo sotto un?assoluta, indemoniata voglia di guidare finalmente. Sbatto le palpebre e mi ritrovo alla guida di una station wagon confortevole, una cintura di sicurezza allacciata e un seggiolino con mio figlio accanto. Niente colpi di testa, pensa, stai attenta! Prudenza. Il silenzio aleggia nell?abitacolo, l?unica cosa che sento sono le risate del mio bimbo che aumentano ad ogni cambio di marcia. Accendo le luci e m?immetto in autostrada, il traffico sostenuto mi costringe a ridurre la velocità, ma non ho fretta, non questa volta. Giro il volto e osservo il mio ragazzo, ormai uomo, alle prese con le sue prime lezioni di guida, sono io a fargliele e mi domando se sarò abbastanza brava da trasmettergli la passione per i motori.

Inviato: giovedì 15 giugno 2006, 22:23
da Bendo
Safety Car

di Davide B.

Finalmente si lasciò alle spalle la nebbia, come una coperta sudaticcia: era l'alba e aveva vinto lui, il sonno avrebbe aspettato. Le ombre degli alberi emergevano pian piano dal grigiore, i primi colori incerti ridisegnavano il paesaggio, colline dolci ma ferite dall'inverno, e poi la lunga strada ancora da fare. Era stanco, persino lui non ne poteva più, ma non avrebbe mollato: quella però sarebbe stata la sua ultima consegna, adesso ne era certo. Aveva allungato chilometri su chilometri, mai una sosta, sempre fissando il sudario opaco che si mangiava i suoi fari, la segnaletica, le luci delle stazioni di servizio. L'autostrada quella notte era impraticabile, e di polizia e finanza non se n?era vista. Sapeva per esperienza che di lì in avanti un posto di controllo era improbabile e si rilassò, concedendosi la prima sigaretta in venti ore. Ruotò il collo per scacciare un crampo incrociando il riflesso dello specchietto retrovisore, tornò a guardare, incredulò, azzardò uno sguardo diretto, torcendo il collo dolorante: e vide quel che aveva fatto. Dietro la sua, decine e decine di auto uscivano ordinatamente dalla nebbia, una lunga doppia fila di fari bianchi e gialli dipanati lungo le curve e sui fianchi del monte. Ricordò allora quella brusca frenata nel buio, e cercando sul cruscotto trovò ancora accesa la spia dei lampeggianti, dimenticata nella stanchezza. Gli altri, tutte quelle macchine, lo avevano seguito, nella notte e nella nebbia avevano scelto lui come safety car. Senza sapere perché, non fu più stanco, ma anzi. Quando il primo a seguire mise la freccia e lo sorpassò, lui si trovò a sorridere di rimando a chi salutava e ringraziava, clacsonando appena, quietamente seguendo le dolci curve, assaporando l'improvvisa armonia della strada.